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titolo:
A fior di pelle
(1072 ore in Africa)
autore:
Marco Bianchi Merisi
collana:
Parole in viaggio
pagine:
122
isbn:
9788895731018
prezzo:
€ 8
scheda
extra
Mal d'Africa -
LaFragola.it
MAL D'AFRICA - Riflessioni e considerazione sul romanzo di Marco Bianchi Merisi "A fior di Pelle"
Sembra impossibile come il destino baro, in un attimo, possa portarci via tutto quello che la buona sorte, per qualche misterioso motivo, ci ha riservato.I giorni, le ore, i minuti, i secondi passati a costruire una relazione importante, in un attimo vengono annullati; all'improvviso ci viene strappata la persona a cui eravamo affezionati più di ogni altra e dobbiamo abituarci a vivere senza di lei. La mente ci riesce, va avanti, ma il cuore no, non ce la fa. Il corpo,pietrificato dal dolore, diventa un automa che si trascina con inerzia giorno dopo giorno. Quasi sempre accade che ognuno di noi, al proprio fianco, abbia la fortuna di avere una persona speciale e gli sembra impossibile che un giorno, questa, non possa più esserci. Nessuno considera mai che tutto questo possa accadere e soprattutto possa coinvolgere noi stessi. Quando succede, il dolore che lacera il nostro cuore, ci impedisce di accettarlo ed è difficile andare avanti. Neanche Simone, il protagonista del bellissimo romanzo di Maerco Bianchi Merisi" A fior di pelle", che consiglio a tutti, avrebbe mai pensato che Patrizio, il suo migliore amico , la persona che lo conosceva meglio di chiunque altro, con il quale sarebbe potuto rimanere delle ore in silenzio e alla fine scoprire che in realtà quel silenzio nascondeva una chiacchierata profonda, una chiacchierata dell' anima che con nessun altro avrebbe potuto fare, un giorno se ne sarebbe andato lasciandolo solo ad affrontare la vita, quell'esistenza il cui senso vero aveva "scoperto" grazie a lui e che, ora, sarebbe stato costretto a vivere senza di lui. Mai la mente di Simone era stata sfiorata minimamante dal pensiero che un giorno avrebbe potuto vedere il corpo senza vita del suo migliore amico sull' asfalto, tra le lamiere fumanti di un' auto ; mai avrebbe potuto accettare che il destino crudele avesse portato via la libertà di Patrizio e la sua voglia di vivere e capire le cose. Patrizio spinto dall' insoddisfazione della sua vita in Europa, si era spinto in Africa, alla ricerca di qualcosa che non avrebbe mai potuto trovare in nessun altro posto. E' lì, nel continente nero, che Patrizio aveva imparato che le realtà che ci sembrano più distanti alla fine sono quelle più vicine e che, a volte, le condizioni in apparenza peggiori, quelle che i parametri di felicità dettati dalla nostra società, ci fanno giudicare tali, in realtà, sono migliori più di quanto non lo sia la nostra condizione. Patrizio aveva imparato che la felicità non è vedere realizzato tutto quello che vogliamo, ma è poter vivere senza pregare tutte le sere, prima di dormire, affinché i nostri occhi possano vedere di nuovo il sole sorgere,e che la fortuna non è vincere alla lotteria, ma lottare contro realtà difficili e vincere. Purtroppo in Africa tanti lottano contro la realtà dell' Aids, ma quasi nessuno ne esce illeso, quasi nessuno è fortunato. Paradossalmente per l'uomo africano la morte non è la fine di tutto ma l' inizio di una vita migliore, in un posto lontano dove non esistono differenze, dove il denaro non è un elemento di sopravvivenza. La morte è la paura più grande di tutta l' umanità perché sia il ricco che il povero, il nero o il bianco non possono sfuggigli, ma alla luce della realtà africana questa considerazione non è più valida. Ha paura della morte chi sa di avere ma lo rinnega, chi invece sa di non avere si sente fortunato quando la morte bussa alla sua porta e la vede come un occasione che la vita gli ha dato per riscattarsi da tutto il dolore patito dandogli l' opportunità di volare verso un mondo dove non c' è differenza tra gli uomini e dove il denaro non incide sulla vita degli individui. L' uomo occidentale, nonostante passi una vita a disprezzare quello che ha e a dichiararsi insoddisfatto, è infelice della sua vita e ha paura di morire perché sa di perdere qualcosa che la sua foga di pretendere sempre di più lo ha portato a disprezzare. L' uomo africano che sa di non avere assolutamente niente, neanche l' affetto dei genitori magari perduti prematuramente in seguito a una qualche malattia, non teme la fine perché c'è fine laddove comincia qualcosa e purtroppo per questo popolo non è mai iniziato niente. Patrizio aveva scoperto tutto questo, aveva compreso che l Africa non è solo un paese del terzo mondo, ma qualcosa di più, in grado di insegnarti cose che il progresso non è in grado di cogliere. Grazie a Patrizio che ha saputo trasmettere a Simone la saggezza africana,anche noi possiamo cogliere la vera definizione di "mal d' Africa"; un male, una mancanza, che come Patrizio ci ha insegnato, non avverte il turista, ma il viaggiatore che in totale solitudine si spinge verso nuovi orizzonti, verso l' esplorazione dell'anima africana.Solo in questo caso la morte diventa sopportabile! Le sensazioni, i colori, gli odori, tra cui quello della propria pelle che Patrizio aveva imparato a conoscere, non sono smarriti con lui, ma sono rimasti nelle parole di Simone che non si stancherà mai di ripetere, nella speranza che la nostra società che si dichiara così sviluppata e attenta ai problemi del mondo, la smetta di chiudere gli occhi di fronte ai problemi che solo apparentemente non la riguardano in prima persona e finalmante capisca che non esistono tanti mondi, ma che tutti condividiamo lo stesso.
Federica Di Stefano (Istituto G.Salvemini di Roma), su
LaFragola.it