l'intervista
Un libro sul bastone del santo e non proprio sul santo, perché?
Perché al bastone di San Francesco da Paola è legata una serie di aneddoti popolari che ne hanno ingigantito il valore fino a farlo diventare un primo attore della biografia dello stesso santo.
Perché questa ricerca spasmodica del bastone?
Perché viene ritenuto uno strumento di potere e chi il potere lo detiene, come i politici, pensano di rafforzarlo o di acquisirne ancora di più proprio con il possesso della reliquia.
Ma il bastone è esistito davvero?
Il Santo patrono della Calabria e dei marittimi è sempre rappresentato con un bastone che più che uno strumento di appoggio sembra uno scettro. Comunque pare che il "vero" bastone sia custodito a Trapani.
La Calabria degli anni Sessanta che è raccontata nel libro è simile a quella contemporanea?
Per tanti versi sì. Purtroppo lo è nei suoi aspetti primari.
Il bene della città è un bene supremo?
Tutti, e soprattutto i politici, nei comuni meridionali spesso sostengono le loro scelte, anche quando non sono neanche lontanamente condivisibili, con la motivazione che sono effettuate per il bene della città. È decisamente un luogo comune che non ammette repliche o risposte.
Questo racconto immaginario potrebbe apparire in contrasto con la solennità della ricorrenza del V centenario della morte di San Francesco da Paola?
Assolutamente no. Biografie e storie sul santo portano firme illustri. Le istituzioni si stanno mobilitando per questo evento. Forse sdrammatizzare i toni può aiutare a ricordare un grande santo. Tanto caritatevole quanto umile.
Se questo racconto lo leggesse San Francesco?
Sorriderebbe.
Come mai l'idea di pubblicare il tuo libro con una piccola casa editrice come la Round Robin?
Perché mi ha garantito professionalità, competenza e serietà. E poi è una famiglia ed io mi sento uno di loro.