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titolo: Jackroad
(Ovvero l'amore e le fettuccine a lunga conservazio)
autore: Stefano Pavan
collana: Parole in viaggio
pagine: 240
isbn: 8890148020
prezzo: € 10
scheda
rassegna stampa
autore
l'intervista
In poche battute, come definiresti "Jackroad"?
Un romanzo di formazione per tutte le età.
Jack, il protagonista del romanzo, è un personaggio dalle mille sfaccettature, apparentemente un sognatore romantico, ma alla fine anche uno con le idee ben chiare in testa. Quanto ti somiglia?
Abbastanza. Credo sia normale. Tendenzialmente si cerca di scrivere di quello che si conosce meglio. Il romanticismo in Jack penso sia una riscoperta continua. Dico riscoperta perché, iniziando dalla fine di una storia, la demotivazione romantica in lui è molto forte nei primi capitoli. E' la consapevolezza che, crescendo durante il corso dei viaggi, porta il protagonista ad avere sempre le idee più chiare, fino a caratterizzarlo completamente rendendolo fortemente sensibile ai drammi sociali.
Sarà perché sei un cantautore, ma in questo romanzo il ruolo della musica è evidente e chiaro fin dalle prime righe. Una colonna sonora costante che spesso serve anche a dare la giusta melodia al verso scritto.
E' vero. La musica è una locomotiva portante. Quando scrivo, anche in assenza di radio o cd, nella mia testa le canzoni partono da sole e prendono nelle righe che escono lo spazio che credo gli spetti di diritto. Non penso di aver scelto molto. Le canzoni sono uscite e si sono dirette al posto che era già loro. Penso che molto sia dovuto al fatto di come sono cresciuto e di come sia le influenze musicali che cinematografiche mi hanno contaminato.
Due i temi portanti della storia: l'amore e l'ingiustizia. Temi che viaggiano paralleli e s'incrociano qua e là fino anche a sovrapporsi. E Jack corre impavido su questi due binari, una sorta di Don Chisciotte dei giorni nostri?
Beh... forse un po' sì. Ma lui non se ne accorge, almeno fino a quando prende coscienza di avere i mezzi, non per batterli ma per "resistere". Il concetto di ingiustizia oggi è molto contaminato dalla propaganda mediatica e questo nella seconda parte del libro è delineato in maniera abbastanza decisa. Non ho pensato molto se era il caso di parlarne o no. L'ho scritto naturalmente, ciò significa che l'ingiustizia è normalmente nell'aria.
Il sottotitolo del romanzo recita "l'amore e le fettuccine a lunga conservazione". Cosa sta a significare?
"l'amore e le fettuccine a lunga conservazione" è la frase che dice un personaggio del libro che si chiama Mario. Lui associa le fettuccine fatte in casa all'amore vero. L'amore forte, quello che ti strappa il cuore e ti rende felice allo stesso tempo ma che come sempre finisce. Per le fettuccine, quelle fatte in casa da mamma con il bastone, è la stessa cosa, sono buonissime ma durano un giorno e poi puff non ci sono più. Se si vuole conservare quel sapore e produrle a livello industriale il gusto non sarà più lo stesso. E per l'amore, secondo Mario, è uguale. L'amore è bello perché si ha la consapevolezza che dovrà finire un giorno. In pratica congelando in catena di montaggio il sentimento, il risultato che ne fuoriuscirà sarà solo una "minestra riscaldata".
Una domanda "tecnica". Quanto tempo hai impiegato a scrivere il romanzo e quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato nell'elaborare la storia?
Ho impiegato circa tre anni per scrivere Jackroad anche se l'idea me la portavo dietro da molto più tempo, forse addirittura dieci anni. Ogni volta che sono in viaggio a vagabondare, sulle orme dei maestri come Kerouac e Chatwin ho preso l'abitudine di riempire di impressioni dei quadernetti, così quando poi decido di rielaborare le idee, tutto diventa più semplice. Anche se la storia è venuta fuori senza difficoltà la parte che maggiormente ho cambiato più di una volta è stata la fine. Avevo terminato tutto ma la fine non mi convinceva. Poi una domenica mattina mi sono svegliato ho acceso il pc ed ho iniziato a scrivere. L'ho riletta e mi sembrata perfetta. Chissà forse l'avevo sognata.
Nella seconda parte, la vicenda prende una vena decisamente più sociale e politica ed è forte l'invettiva contro un certo tipo di potere discografico. E' un caso specifico o, come credo, è una metafora per una denuncia più universale ad ogni forma di potere?
No. Non è un caso specifico, come hai detto tu è più una metafora per descrivere un certo presente. Un presente dove il potere e il condizionamento mediatico riescono a controllare e possedere molti dei nostri desideri senza lasciarci neanche il sospetto della gravità di quello sta accadendo. Nella seconda metà della storia ho pensato che era una conseguenza naturale, per il protagonista, ritrovarsi diretto verso una consapevolezza sociale e politica. Penso che mai come in questi anni lo sbandierato liberismo vestito di un consumo a tratti soporifero rischia di diventare la scusa per un totalitarismo mascherato da guerra preventiva.
Tornando alla musica, c'è un'edizione speciale e limitata del libro con allegato il tuo nuovo cd "Lacrime e ruggine". Come è nato il progetto e quali sono i punti di contatto tra loro?
In realtà "Jackroad" e "lacrime e ruggine" sono stati scritti nello stesso periodo e credo, che anche dai testi, si capisca abbastanza bene. L'idea di riuscire a stampare tutto insieme era più che altro una bel pensiero ma non pensavo che sarei riuscito in questo sincronismo. Il merito è della Round Robin, sono stati loro che, conoscendo il primo cd "CAMBIERÀ IL TEMPO", mi hanno proposto l'idea di una edizione speciale con il cd che stavo ultimando. In "lacrime e ruggine" l'idea del viaggio è molto forte, in realtà la contemporaneità della scrittura ha permesso alle canzoni di diventare la colonna sonora delle pagine.
Come mai l'idea di pubblicare il tuo romanzo con una piccola casa editrice come la Round Robin?
Sono diversi i motivi. Ora me ne vengono in mente un paio. Il primo penso sia dovuto al fatto che alla Round ho trovato delle persone estremamente serie e responsabili. E già questo, non è facile. Con la musica mi sono abituato a lavorare con un'equipe che mi lascia libero senza soffocarmi. Con la casa editrice è successa la stessa cosa. Questo ha fatto sì che nascesse un'ottima intesa artistica, permettendomi così di esprimere serenamente quelle che erano le mie sensazioni e facendo nascere, allo stesso tempo, una bella amicizia. Il secondo è perché sono convinto che anche nel campo artistico la qualità delle idee può nascere artigianalmente e vada lavorata nei dettagli, senza direttive spudoratamente commerciali. Un progetto narrativo deve presentare, a mio parere, una bella storia, sincera, credibile associata soprattutto a delle buone idee al di là degli effetti speciali che siamo abituati a vedere nei film.