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Riccardo Castagneri
Il riflesso della mafia
scheda
intervista
Com'è nata l'idea di questo libro?
L'idea credo sia nata, ma naturalmente io non lo sapevo, con gli omicidi del commissario Boris Giuliano e del vicequestore Ninni Cassarà, mi colpirono profondamente. La cosa che compresi fu che erano stati traditi ed abbandonati dallo Stato. Allora cominciai ad interessarmi al fenomeno mafioso, per poter dare un piccolo contributo alla lotta alle mafie.
Perchè credi sia importante, oggi, parlare di mafia?
Premetto che è importante parlare di mafie al plurale, purtroppo il fenomeno non si riduce a Cosa Nostra, ma oltre alla criminalità organizzata nostrana ed alle mafie internazionali conosciute, ci sono realtà come la ferocissima mafia balcanica, o quella nigeriana, emergente. E' indispensabile parlare di mafia, altrimenti faremmo il suo gioco. La non visibilità è l'habitat preferito da questi criminali.
Il libro parte dalle stragi dei giudici Falcone e Borsellino. Un tuo ricordo personale di quegli eventi.
Angoscia! Il 23 maggio, ricordo perfettamente, ero in auto con la mia famiglia. Accostai, incredulo, incapace di proseguire, al volante mi sostituì mia moglie. Il 19 luglio purtroppo ce lo aspettavamo, per primo Paolo Borsellino. Fu comunque devastante. Antonino Caponnetto in lacrime che diceva: "E'tutto finito". Però, ebbi, come scrivo nel libro, la sensazione che Cosa Nostra avesse commesso un errore. I due giudici erano sì stati abbandonati, ma non erano soli.
Nel racconto di Caselli c'è, in più di un'occasione, l'amarezza di essere stato messo in disparte, considerato un'anomalia del sistema. Perchè tutta questa ingratitudine verso un giudice che ha rischiato in prima persona nella lotta contro Cosa Nostra?
Questa è una domanda a rischio querela, l'ultimo regalo a Gian Carlo Caselli da parte dell'ex, fortunatamente, ministro Castelli è di questi giorni, con gli ispettori alla Procura torinese. Caselli scherzosamente, ma non troppo, si vanta di essere l'unico ad avere avuto una legge
contra
personam
. In Italia è difficile fare bene il proprio mestiere. Il difetto di Caselli è quello di essere un magistrato onesto. Quindi scomodo.
Quello che colpisce nel capitolo dedicato a Rita Borsellino è la sua speranza e la voglia di reagire alla mafia. Tutto ciò pensi sia contagioso sul popolo siciliano?
Sono preoccupato. Amici siciliani mi dicono che nell'isola c'è un tripudio di Udc, il simpatico inquisito Totò Cuffaro ed i leader del suo partito sono ovunque. Ma non solo. Fini è stato a Catania. Non poteva mancare Berlusconi sempre a Catania e poi a Palermo. Rita è una candidata senza partito, i capi della coalizione che la sostengono paiono non credere ad una opportunità storica per la Sicilia. Attenzione, sarebbe imperdonabile.
L'intervento di Forgione è molto politico. Le connivenze tra mafia e istituzione in Sicilia oggi rischiano di ritardare questa "bonifica" di Cosa Nostra?
Francesco Forgione è stata una figura politicamente fondamentale nella lotta a Cosa Nostra. Ci siamo sentiti e gli ho intimato di non farsi rovinare dalle tentazioni romane. Alla domanda rispondo ricordando che Bagarella, dopo tangentopoli, ordinò ad un suo uomo d'onore di costituire un movimento politico autonomo. Il progetto svanì con la discesa in politica di Silvio Berlusconi. Nino Giuffrè ha dichiarato: "Cosa nostra non fa politica, sale sul carro che più le conviene. Forza Italia mica ce l'abbiamo messa noi lì".
Il superlatitante Bernardo Provenzano è stato catturato, qual è la prossima sfida della lotta alla mafia?
Per carità, monitorarne la successione sarà importante. Ma la strada da seguire è sradicare i gangli mafiosi all'interno delle istituzioni. Non vorrei mai più ascoltare che "con la mafia bisogna convivere", oppure "la mafia è un fenomeno circoscritto alla Sicilia, ed è sotto controllo".
Come mai l'idea di pubblicare il tuo libro con una piccola casa editrice come la Round Robin?
Prima di tutto collaboro con
Rivistaonline
ormai da due anni. Poi la casa editrice sarà pure piccola ma le capacità professionali di coloro che ci lavorano sono enormi, lo dico senza piaggeria. Il libro era nella mia testa in una forma diversa, ma col tempo e grazie ad una collaborazione costante con tutti loro, è diventato qualcosa di decisamente importante. Poi che facesse gola ad altri, lo sappiamo bene. Ma questa, direbbe Vecchioni, è un'altra storia.