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  intervista - Maledizione del sommo poeta
Maledizione del sommo poeta è il secondo romanzo della trilogia sulla follia pubblicato dalla Round Robin editrice. Rispetto al Geometra sbagliato notiamo subito una differenza decisiva: il nome del protagonista non è Tito Pozzi ma il tuo, Angelo Calvisi. L'opera non si può certo definire autobiografica ma alcune delle ossessioni del personaggio Angelo Calvisi devono essere le stesse dell'autore, come per esempio il segno da lasciare nella vita. Parlaci un po' dell'Angelo Calvisi protagonista del Sommo poeta e, più in generale del tuo rapporto con questo libro.
Nella Maledizione del Sommo Poeta ci sono talmente tanti episodi collegati alla mia biografia che chiamare il protagonista con il mio nome mi è proprio venuto spontaneo. In questo senso, contrariamente a quello che dici tu, è un libro clamorosamente e vergognosamente autobiografico, e d'altra parte ritengo che ogni libro lo sia. Intendo dire che ogni scrittore è mosso alla scrittura dal proprio vissuto, che necessariamente si riverbera, in maniera più o meno diretta, su quello che scrive. Per assurdo anche Stephen King fa dell'autobiografia, anche Manganelli. Nel caso del Sommo Poeta, come dicevo prima, le cose non sono neppure troppo mediate, anche se poi gli accadimenti vengono manipolati in una struttura linguistica e narrativa che vorrebbe conferire ad essi una dignità universale e quindi, lo dico sommessamente, letteraria. Tanto per fare un esempio, posso dire che pure io, come il protagonista del racconto, ho lavorato in un grande negozio di dischi. La differenza consiste nel fatto che questa mia circostanza biografica io me la ricordo, mentre invece il personaggio del racconto no. In sostanza direi che tutto quello che si legge nel libro (o almeno quasi tutto: in effetti non ho mai dialogato con il fantasma di Dante Alighieri!) è riconducibile a una mia esperienza diretta. Anche gli episodi apparentemente più stralunati, anche quelli. Per questo motivo provo una certa tenerezza, un grande trasporto nei confronti di questo personaggio e di questo libro, che parla veramente di un me stesso con setto o otto anni di meno, che ancora riconosco, ma che oggi faccio fatica a ritrovare dentro di me.

Ormai sono passati diversi anni dalla scrittura di Maledizione del sommo poeta, e l'Angelo Calvisi in carne e ossa ha pubblicato prima questo libro (per Oedipus nel 2006), poi Il geometra sbagliato nel 2007 con la Round Robin, che oltre a ripubblicare il Sommo poeta, completerà in autunno la tua trilogia sulla follia col Principe di Persia. Insomma Angelo, ora quello che nel racconto è la nemesi del protagonista, l'innominato "giovane scrittore genovese" si sta un po' trasformando in te, giovane scrittore genovese che un piccolo segno nel mondo piano piano sta cominciando a lasciarlo. Che effetto fa?

Nel 2002, quando ho cominciato a scrivere il Sommo Poeta, credevo sinceramente che lasciare un edificante segno del proprio passaggio nel mondo fosse una delle poche cose in grado di dare un senso all'esistenza. Oggi ritengo che lasciare un segno del proprio passaggio nel mondo non aiuti a fronteggiare l'enormità del vuoto che ti si spalanca davanti quando realizzi che la vita è bella, ma insensata. Più o meno come una partita di calcio. Ergo: lasciamo perdere i segni e cerchiamo di godercela, finché dura.

La lettura di questo libro è divertentissima. Non scherzo e non esagero [*], le prime 30 pagine del Sommo Poeta fanno piegare, di più, piangere dalle risate. Ma oltre a un divertimento veramente coinvolgente ad una rilettura ci si accorge della profondità dei risvolti psicologici del testo. Che in fondo è un testo sofferto, secondo me, spassoso eppure amaro. A te che effetto fa rileggerlo dopo anni?

L'ho riletto l'ultima volta l'anno scorso. A tratti ho avvertito un senso di estraneità, come se quelle pagine non le avessi scritte io, ma in generale devo confessare di essermi fatto quattro risate.

Passando alla tua scrittura ti propongo un accostamento che forse non ti dispiacerà. Maledizione del sommo poeta rappresenta secondo me una sorta di versione leggermente più accessibile, diciamo pure pop, dello stile di Gianni Celati. Che ne pensi?

Cosa intendi dire usando la parola "accessibile"? Che i miei racconti sono più semplici di quelli di Celati? E ci credo! Gli archi sintattici e strutturali di Celati sono abbastanza inimitabili e io, senza falsa modestia, ritengo che il tuo accostamento sia molto ardito. I tre racconti che oggi sono raccolti nel volume intitolato Parlamenti Buffi (Le Avventure di Guizzardi, La Banda dei Sospiri e Lunario del Paradiso) sono tra le mie letture preferite, li leggo e li rileggo e riescono sempre a farmi sorridere e a intenerirmi. E poi Celati è formidabile non solo nel registro comico, ma anche in quello elegiaco delle sue ultime prove. Insomma: pur riconoscendo che Celati è uno dei miei modelli di riferimento (assieme a Giuseppe Berto, per esempio, ma anche al primo Nori), credo che sia più giusto e saggio collocarsi qualche gradino sotto, e continuare ad ammirare dal basso scrittori di questa levatura.

Argomento di questo breve romanzo è la follia che si insinua sin dall'inizio nei pensieri e nei gesti di Angelo Calvisi, follia che si manifesta con atteggiamenti ossessivi e tramite un forte sentimento di invidia, per arrivare a esiti anche drammatici (che qui non accenniamo) in qualche modo sublimati da uno stato a tratti quasi visionario. Che ambito della malattia mentale hai cercato di indagare in questo secondo capitolo della trilogia?

Il protagonista di Maledizione del Sommo Poeta è un paranoico afflitto da manie di persecuzione, non riesce ad avere relazioni normali con gli altri esseri umani, si dimentica che lavoro fa. Tito Pozzi, nel Geometra Sbagliato, vuole affittare un appartamento, desidera avere un'occupazione e anela ad una vita ordinaria, come ogni persona ordinaria. Il mio omonimo letterario, invece, aspira ad elevarsi al di sopra della massa, non si rassegna all'anonimato, ma sostanzialmente è un inetto che ha ambizioni sproporzionate e non accetta i propri limiti. Al mondo ci sono molte persone così, a volte riescono anche a diventare Presidente del Consiglio.

Per concludere ti rivolgo una domanda sulla tua opera, una domanda che si articola così: 1) dicci qualcosa di organico sulla trilogia che è in corso di pubblicazione per Round Robin, 2) anticipa ai lettori attraverso qualche cenno i temi e i toni del Principe di Persia, la cui uscita è prevista per il prossimo settembre, e 3) parlaci, se puoi, di quella che è la tua attività letteraria al di fuori di questi tre libri.

Per essere definita tale, una trilogia deve presentare almeno una continuità tematica. Nel caso dei miei racconti tale continuità è rappresentata principalmente dal fatto che i protagonisti sono persone afflitte da disagio psichico. Inoltre, soprattutto per il Geometra e per il Sommo Poeta, si può parlare di uno stile abbastanza omogeneo. Nel Principe di Persia, invece, ci sono delle differenze. Siamo sempre nell'ambito della descrizione di una patologia, ma il tema della malattia mentale è secondario rispetto ad altri, segnatamente a quello della memoria. Inoltre mi pare che stilisticamente si intraveda una qualche forma di evoluzione. E senza temere di rovinare la sorpresa a nessuno, anticipo che anche la maniera di chiudere il racconto, mi riferisco sempre al Principe di Persia, offre qualche spunto inedito rispetto alle modalità con cui avevo chiuso il Geometra e la Maledizione. Per quanto riguarda quella che tu chiami "attività letteraria", ti dirò che ho appena consegnato alla redazione della Round Robin un racconto che, se vedrà la luce della stampa, sarà pubblicato sotto lo pseudonimo di Vasco Gallieni, che poi è l'anagramma di Angelo Calvisi. Come vedi faccio un po' di confusione con la mia identità, chiaro sintomo di disturbi schizofrenici! Ad ogni modo il racconto di cui sopra è corale, frenetico, molto diverso rispetto alla mia produzione precedente, talmente diverso che proprio per questo ho deciso di farlo circolare non a mio nome. Non ho altre novità da segnalarti. L'anno scorso ho scritto il primo capitolo di un testo che, nelle intenzioni, è il più ambizioso su cui mi sono cimentato, ma in questo momento non ho voglia di scrivere. Con il mio amico Paolo Dotti stiamo accarezzando l'idea di realizzare un mediometraggio, e attualmente le mie energie sono orientate in quella direzione.


[* il luogo dove compare quest'intervista in effetti potrebbe indurre dei sospetti, ma no, fidatevi, quello che dico è assolutamente, fortissimamente vero! Provare per credere... ]